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Vanity Fair Italien

Quasi dieci anni fa, usciva, postumo, l’ultimo film di Stanley Kubrick: Eyes Wide Shut. Un film difficile da interpretare e da raccontare, ma che tutti ricordano soprattutto per una cosa: l’orgia al castello. Una sorta di cerimonia pagana per un gruppo ristretto di adepti, dove donne bellissime e nudissime si offrivano a uomini incappucciati e mascherati. 

Sette anni dopo, lo svizzero Andrej ripensa a quel film e decide di organizzare il stesso party. I club per scambisti sono un realtà ormai da anni. Circoli privati dove ci si incontra per bere, qualche volta mangiare, ma, soprattutto, fare sesso comunitario: si arriva in coppia e ci si mescola a piacere.  

Andrej fa uno più uno. Nasce così Castleevents, un network di qualche centinaio di persone disposte a pagare 500, 600 euro a coppia per partecipare a una festa stile Eyes Wide Shut. Il luogo cambia ogni volta, dalla Svizzera alla Francia, dalla Germania all’Italia. Ovviamente la location è in un castello o in qualcosa di simile: una dimora storica o un albergo. 

Ci si iscrive attraverso il sito Internet, al quale, però, si arriva per passaparola. Per essere ammessi occorre inviare una propria fotografia. Brutti, grassi e vecchi, mi viene spiegato senza giri di parole, saranno respinti. Andrej in persona si occupa della selezione. 

Sempre sul sito ci sono le regole che ci si impegna a rispettare, pena l’allontanamento dalla festa: per uomini e donne è richiesto abbigliamento elegante; il volto deve essere coperto da una maschera; non sono ammessi single, prostitute e comportamenti violenti nei confronti delle donne. Il luogo della festa è segreto e verrà comunicato solo pochi giorni prima. 

 

A noi, la fotografa e io, in quanto giornalisti eccezionalmente ammessi, la località viene svelata addirittura la mattina stessa, quando siamo già atterrate all’aeroporto di Zurigo, con in tasca solo con la promessa che la festa si terrà quella sera da qualche parte non lontano da lì. 

«Non vogliamo che si sparga la voce e che la gente venga a curiosare. Lo facciamo per la privacy dei nostri ospiti». «Guests», così li chiama Michelle che, in quanto adepta entusiasta dell’iniziativa, ha assunto il ruolo di responsabile delle pubbliche relazioni. 

È con lei che, nelle settimane precedenti, ho preso contatti via telefono e via mail, ed è lei a mandarmi il messaggio di benvenuto sul cellulare con il luogo dell’evento, un hotel in un piccolo paese francese, a pochi chilometri dal confine con la Svizzera. Ed è sempre lei ad accoglierci, qualche ora dopo, sul posto, dal momento che Andrej è troppo preso con l’organizzativa. 

Anche Michelle è svizzera. Ha il viso dolce di una Heidi molto più sfilata, ma con lo stesso incarnato bianco e le gote graziosamente rosate, gli occhi verdi, i capelli lunghi, lisci e biondi, il corpo magro e tonificato dalla palestra. 

In poche parole Michelle è molto bella, la migliore pubblicità vivente per una festa-orgia. È pure simpatica e ha un marito, Jorg, anche lui biondo e una certa somiglianza con Owen Wilson. Come se non bastasse, Michelle e Jorg hanno tre figli, di sette, otto e dieci anni. Al momento a casa con la nonna. 

 

L'Hôtel è un castello con molte stanze. La festa si svolgerà su due piani. La zona di accoglienza e «riscaldamento» è a piano terra: davanti al guardaroba, sono già state esposte decine di maschere, lì vicino, in una piccola stanza si sta allestendo la postazione del deejay, con intorno qualche poltrona e qualche tavolino. L’idea è che gli ospiti ceneranno verso le otto, poi si andranno a cambiare, e verso le nove e mezza, dieci, inizieranno a bere e a ballare come in qualunque normalissima festa. 

Di fronte alla stanza-discoteca c’è la scala che porta al primo piano. Da un ingresso con camino, si accede, da un lato, in una sala arredata con poche sedie e un materasso matrimoniale ricoperto di un lenzuolo bianco, dall’altro, alla zona bar e gioco d’azzardo (c’è un tavolo da Blackjack). Infine, c’è un’ultima camera dove, spiegano, avverrà la «cerimonia di iniziazione». Anche qui l’arredamento è ridotto al minimo essenziale per l’uso: qualche poltroncina e due materassi rotondi con al centro un paio di cuscini rossi ciascuno. 

Mentre Andrej è sempre più preso con l’organizazione, la sua ragazza, Jacqueline si offre di posare per alcune foto. Fisico da modella e vestitino che lascia intravedere la curva delle natiche (il tanga non rientra nel regolamento, ma in queste occasioni è d’obbligo), è la protagonista del video autopromozionale che verrà girato nel corso della serata e che, successivamente, verrà messo sul sito. 

 

La maggioranza dei partecipanti sono alloggiati lì e, in giro, si cominciano a vedere alcune coppie. Un po’ ci si scruta a vicenda, ma se si fanno commenti, per ora è solo un innocuo conversare. Tipo: “Carina quella maschera, si intona perfettamente al colore del tuo smalto”. 

Inutile cercare tracce particolari nei volti di chi si aggira per l’albergo. Per lo più sono coppie che si muovono in coppia, tutti sono vestiti in modo informale, qualcuno regge sul braccio la custodia di plastica dove ha riposto l’abito che indosserà per la serata. L’età media è sui 35 anni, pochi i cinquantenni, a occhio del tutto assenti gli ultra 50. Parecchi, invece, gli under 40, coppie come Michelle, che di anni ne ha 37, e Jorg, tre di meno, magari un po’ meno belle, ma comunque gradevoli e dall’aspetto e modi middle class. «Ci sono svizzeri, ovviamente, francesi, tedeschi e italiani», spiega sempre Michelle. Molti sono «frequent guests». Come Mark e Julie, una coppia di tedeschi, marito e moglie, 50 anni lui, 45 lei, che hanno già partecipato a un party organizzato a Costanza, qualche mese fa. «La location era molto bella, decisamente migliore di questa, ma la gente era pessima. Questa volta hanno selezionato meglio i partecipanti», mi spiega Mark, più tardi, da dietro la sua maschera. Che, mi congratulo, è molto elegante: «L’ho comprata a Venezia», dice, «anche quella di mia moglie l’abbiamo presa là durante un vacanza». 

Li rivedo, mezz’ora dopo, mentre ballano abbracciati e bocca a bocca». E, di nuovo, a orgia da cominciare, mentre stanno uscendo: «Andiamo a fare festa da un’altra parte, noi due da soli», spiegano. 

 

Se non sei uno cambista, di fronte a uno che lo è, gira e rigira, la domanda 

che ti viene da fare è sempre la stessa: «Perché?». Anche la risposta, però, è sempre uguale. Dettagli e piccole varianti a parte, il senso ogni volta è lo stesso: dopo un po’ di vita e letto in comune, la voglia di provare qualcosa di diverso ti viene. Meglio così che tradire. Per almeno tre ragioni: non devi mentire, siccome partecipi insieme, la situazione è reciprocamente sotto controllo, condividere il partner con un altro/a te lo rende di nuovo desiderabile. 

Questo vale per le coppie vere. Ovviamente, non tutte lo sono perché l’importante è presentarsi in due, maschio e femmina, nessuno ti chiede se sei fidanzato o sposato. Un gruppo di amici italiani, originari del Veneto, sono qui con un pari gruppo di ragazze svizzere, amiche anche loro. Sono tutti sulla trentina, l’aspetto di ragazzi di buona famiglia (confermata da quel poco di chiacchiere che, a orgia partita, si riesce a fare), alcuni single, altri fidanzati e, in tal caso, ovviamente, innamoratissimi della ragazza, altrettanto ovviamente, assente. 

Luca è il più socievole del gruppo. Racconta che si occupa di marketing nell’azienda tessile di famiglia. Non è la prima volta che partecipa a un  party di questo tipo. Infatti, fa commenti da iniziato («La cosa che non mi spiego è come mai nessuno faccia doppie penetrazioni»), e agisce da professionista, esibendosi in un fisting da manuale. «È una pratica estrema e devi stare molto attento a non provocare lacerazioni interne. Piace perché rappresenta un atto di sottomissione totale da parte della donna», dice. E spiega che la ragazza che si è appena prestata alla pratica è molto brava perché «si sa rilassare». Lei ammette che un po’ male lo fa. Poi, racconta di avere un ex marito, un semi fidanzato e due figli. Cosa, quest’ultima, che forse aiuta a «rilassarsi».

 

Dopo un paio di ore durante le quali quasi sembrava che quasi nulla dovesse accadere, la cosiddetta cerimonia di iniziazione, ha catalizzato gli eventi. 

Da osservatori è difficile capire perché. L’unica ragione sensata è che tutti aspettassero il via per partire. 

La cerimonia celebrata da Andrej in persona è una copia della scena del film di Kubrick, con lui l’incappucciato e mascherato che agita l’incenso al centro della stanza e un paio di figuranti a impersonare le sue schiave del sesso. Ma basta che si abbassino le luci e, in un minuto, la massa ondeggiante al centro della stanza si sparpaglia e si riaccatasta sui materassi. 

Sempre da osservatori, le ore successive (la festa finirà alle sei del mattino) appaiono interminabilmente uguali. Di fronte a me, che nel frattempo mi sono seduta su uno dei materassi, ho la sensazione di vedere per ore la stessa scena: una coppia ballicchia avvinghiata, lui le ha sollevato il vestito sopra i fianchi e le accarezza ossessivamente le natiche lasciate libere dal tanga. Alle mie spalle un’altra coppia è impegnata in un sessantanove che mi appare di una durata estenuante. 

Ma la staticità è solo un’impressione. In realtà, lo scambio avviene a un ritmo piuttosto sostenuto a, fine festa, c’è chi non ricorda il numero esatto dei partner. 

A un tratto una mano mi afferra la caviglia. Appartiene a un tipo sdraiato al mio fianco e sormontato da una donna. La mano comincia a salire lungo la gamba. Mi alzo e cambio materasso. Lì, nel mucchio, tra tutti spicca una coppia, lui, sopra, muove su e giù il fisico palestrato. 

Con il passare del tempo, le donne si aggirano sempre più nude, spesso solo in tanga, mentre gli uomini o rimangono vestiti o si riassettano tra una performance e l’altra. Un tale in mantello e calzini sulle gambe nude si muove a ritmo di musica in mezzo alla stanza, nel frattempo qualcuno si è tolto la maschera. Ogni tanto ci si va a prendere da bere e, per forza di cose, si fa un salto in bagno. 

Gironzolo lì intorno per vedere se qualcuno si aiuta tirando di coca, ma non vedo nessuno. In compenso, gli ospiti diminuiscono un po’ alla volta. 

 

Sono quasi le tre del mattino quando Michelle torna con addosso un nuovo completino. Al posto del vestito nero di qualche ora prima, indossa top, shorts e stivali argento. Con lei c’è Jorg, sopra di lui, di schiena c’è una ragazza mora, sopra la quale, di pancia, si è sdraiata Michelle, davanti a cui c’è un tipo inginocchiato. 

La penultima volta che la vedo, la composizione è leggermente cambiata e lei emette gridolini a un volume piuttosto alto.  

L'ultima volta, invece, non molte ore dopo, sta facendo colazione. Ha di nuovo i jeans, gli stivali, il corpetto e le stesse guance rosate del pomeriggio del giorno prima. Jorg è seduto di fronte a lei e imburra una fetta di pane. In giro riconosco altre facce, per esempio quelle di una coppia con la quale la fotografa ed io, la sera prima, abbiamo condiviso la tavola, scambiandoci, nel nostro caso, soltanto qualche commento sul dolce ai lamponi. 

Al piano di sopra, le stanze del party, non sono ancora state ripulite. Per terra ci sono un paio di minislip neri e molti preservativi usati, nell’aria, ancora un certo odore di umanità varia. 

Mi affaccio alla finestra. Sotto, le coppie, velocemente, cominciano ad andare via.

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